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Chi non sa leggere? Barbato o Landolfi?

10 luglio 2008 – Scontro alla Camera dei Deputati fra Barbato e Landolfi

 

Tre pentiti contro Landolfi «Eletto con i voti del clan»

 
Ci sono le accuse di tre pentiti e alcune intercettazioni telefoniche al centro dell’inchiesta sul consorzio di bacino Eco 4. Gup Enrico Campoli, eccoli gli atti depositati dal pm Alessandro Milita. Che chiamano in causa Mario Landolfi, esponente del Pdl in quota An, imputato per una presunta corruzione aggravata dalla finalità camorristica.

 

Tre collaboratori di giustizia – Stefano Piccirillo, Mario Sperlongano e Augusto La Torre – dicono che il clan La Torre sostenne la campagna elettorale di Landolfi nel 2001, nella speranza di ottenere favori e benefici giudiziari. Uno scenario che va raccontato a partire da alcune premesse. Le accuse dei pentiti sono tutte de relato, riguardano notizie apprese in modo indiretto, spesso rimaste prive di riscontri. In secondo luogo, gli stessi pentiti che accusano Landolfi ricordano di non aver ottenuto nulla in cambio dal deputato. In sintesi, non c’è traccia concreta di favori elargiti a boss casertani. Difeso dai penalisti Cricrì e Buccico, Landolfi si difende: «Sono ultrasereno. Questa gente con me non ha mai avuto il modo di avere contatti. Faccio politica in un territorio difficile e rivendico a me stesso di aver dimostrato con i fatti che si può fare politica con onestà e rettitudine ottenendo risultati importanti». È il 26 settembre del 2002, quando Stefano Piccirillo tira in ballo Landolfi: «Paolina Gravano, moglie del boss Augusto La Torre, spingeva su tale Renato per una soluzione giudiziaria dei problemi del marito detenuto. Renato poi mi disse che a Landolfi lui aveva proposto un consistente aiuto elettorale. Nel corso di quell’incontro Renato mi disse di un finanziamento di 50 miliardi (in lire) che doveva arrivare sul litorale domitio, che Landolfi si voleva occupare della ripresa del castello di Mondragone e della possibilità di fare arrivare a Mondragone finanziamenti statali». Piccirillo aggiunge: «Certo è che dopo l’incontro tra Landolfi e Renato, la famiglia La Torre ha appoggiato significativamente Landolfi nelle elezioni. Io stesso ho visto Paolina Gravano, mamma di Augusto La Torre, girare con la propaganda elettorale di Landolfi in un periodo precedente l’arresto della donna». Un’accusa che sembra ridimensionata dalle parole dello stesso Augusto La Torre: «Non conosco alcuna vicenda nella quale Landolfi ci abbia favorito. So invece che Landolfi si è rifiutato di venirmi a trovare anche con una delegazione ufficiale». Tocca a Sperlongano: «Il clan si serviva anche di Claudio Landa, un volto pulito, una ”pentola”, che veniva sfruttato durante le elezioni politiche essendo il cognato dell’onorevole Mario Landolfi. Landa ci garantiva un appoggio politico, anche al di là dei servigi che assicurava al gruppo». Poi Piccirillo apre il capitolo assunzioni, raccomandazioni e rifiuti: «Antonio Filosa venne assunto presso la Eco 4 dopo le elezioni del 2001 solo fittiziamente, grazie all’intervento di Landolfi. Tutte le persone che a Mondragone lavorano per la nettezza urbana sono state raccomandate dal clan e sono amiche o paraventi di componenti del clan. Anche l’iscrizione a un sindacato viene concordata tra lavoratore e clan. Quando si è sciolta la società degli Orsi tutti i dipendenti attendevano una corposa liquidazione, ma presero molto poco perché il clan così aveva stabilito». Non mancano cene e rinfreschi elettorali. Spiega Piccirillo: «In passato sono stati organizzati dal clan per far votare tutti i dipendenti della nettezza urbana per una certa persona. Un incontro da parte di Giacomo Diana è stato organizzato per far votare Paolo Russo (estraneo all’inchiesta e omonimo del parlamentare di Forza Italia, ndr). Nelle ultime elezioni politiche (2001) è stato organizzato un rinfresco a favore di Mario Landolfi, a cui hanno partecipato i dipendenti della Nettezza urbana». Aggiunge Sperlongano: «Il clan La Torre nel 2001 puntava a sostenere Berlusconi, per le sue battaglie sulla giustizia, Giuseppe Diana mi spiegò che si poteva votare Landolfi, candidato per la casa delle libertà, e il simbolo di Forza Italia, che faceva capo a Berlusconi. Ho fatto parlare Diana con Augusto La Torre per fargli spiegare dettagli tecnici della legge elettorale. Avuto l’ok di Augusto partì il tam tam elettorale di appoggio a Landolfi»

Il Mattino di Caserta del 25 giugno 2008


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