04
nov
08

Dell’Utri: Combattiamo l’Anti-mafia!

 

forza_mafiadelutri-repubblicavota-mangano

 

Dell’Utri, non sa più cosa dire per far capire che è mafioso lo ha anche dichiarato “involontariamente” in televisione!

 

Ed oggi ha ricalcato la sua linea Filomafiosa criticando il lavoro dell’antimafia, dicendo che i costi per mantenerla sono troppo alti, se proposrzionati ai risultati! Quindi si deduce che la sua soluzione sia l’abolizione di essa!

Riporto parte dell’articolo di Repubblica che descrive le dichiarazione del braccio destro dell’attuale Presidnete del Consiglio e fondatore di Forza Italia:

 

ROMA – “L’Antimafia non è finita. C’è e ci sarà finchè esiste la mafia ed è un bene. Credo, tuttavia, che, allo stato attuale, il rapporto tra costi e benefici sia assolutamente sproporzionato, soprattutto quando alcuni procuratori antimafia ‘fanno politica’”. Così il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri, durante una conversazione con Klaus Davi nel corso di KlausCondicio, contenitore di approfondimento politico in onda su YouTube. Dell’Utri – eletto nelle file del Popolo della libertà nonostante una condanna in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa e una condanna in Cassazione per frode fiscale – replica a Gian Carlo Caselli che aveva sostenuto l’impossibilità, per i giudici, di processare i politici collusi con la mafia. Poi, come già fatto in passato, definisce “un eroe” Vittorio Mangano (condannato nel 2000 all’ergastolo per duplice omicidio), “lo stalliere di Arcore”, e se la prende anche con alcuni conduttori televisivi, in particolare del Tg3, a suo giudizio “troppo dark”. Quanto alle polemiche su destra e sinistra, commenta: “L’antifascismo? Un concetto obsoleto”.
“Io, vittima dei procuratori”. In un Paese civile, aggiunge Dell’Utri, “deve essere così ma purtroppo spesso non lo è stato. Non solo l’Antimafia, quanto piuttosto i procuratori di Palermo hanno usato molto e a sproposito lo strumento dell’aggressione politica. Io me ne sento in assoluto una vittima”. A suo giudizio, l’accusa nei suoi confronti “non ci sarebbe stata se non ci fosse stata la grande affermazione di Forza Italia in Sicilia nel 1994″.

“Sì antimafia ma senza fare politica”. Secondo Dell’Utri “è giusto che l’Antimafia faccia il suo lavoro e si impegni. Certamente tra le tante richieste e accuse che ha lanciato, alcune sono finite nel nulla. Ad esempio, io ero certo dell’innocenza di Calogero Mannino. Antimafia sì, insomma, ma evitando di fare politica. Questo per me è un must”.

“Mangano? Un eroe”. Lo aveva già detto qualche mese fa, ora lo ribadisce: lo stalliere di Arcore, pluricondannato e accusato di reati di mafia, era “un eroe”: “Era tra le tante persone assunte alle dipendenze di Berlusconi, io lo conoscevo e sapevo che era bravo nella conduzione degli animali, e lì c’erano cani e cavalli. Fu scelto per stare ad Arcore come stalliere e si comportò benissimo”. E ancora: “Malato com’era (Mangano è morto in carcere nel 2000 a causa di un tumore) sarebbe potuto uscire dal carcere se avesse detto solo una parola contro di me o Berlusconi. Invece non lo ha fatto. Per me è un eroe, a modo suo”.

 

Vi segnalo il seguente post:

Alla Scoperta di Marcello Dell’Utri

18
set
08

Rifiuti: Gemellaggio Campania-Lombardia

Silvio dice di aver risolto i problemi di Napoli legati alla spazzatura, dice che l’emergenza è finita e che a Napoli non c’è più la spazzatura per strada. Come ha fatto? Ha aperto le discariche con la forza dei militari, incurante dei problemi di salute che ne sarebbero derivati e dell’inquinamento dell’ambiente circostante. Ha disposto la costruzione dei “termovalrorizzatori” (un nome bello per camuffare dei semplici inceneritori). E poi soprattutto ha levato le telecamere da Napoli nascondendo la verità, cioè che la spazzatura c’è ancora, anche se meno, perché una parte l’ha messa nelle discariche ricavate da vecchie cave di tufo, e chiunque conosca il tufo, sa benissimo quanto sia friabile e permeabile, è una pietra molto porosa, ed immagino che fine faranno i liquami delle discariche; comunque la spazzatura l’ha solo spostata dal centro alla periferia e chiunque si sia prodigato nella ricerca di informazioni tramite internet si sarà imbatuto in diverse testimonianze e prove a riguardo di questa tesi, così ho fatto anche io e ad esempio ho visto le immagini provenienti da coroglio:

Coroglio, Napoli

Coroglio, Napoli

Comunque, sappiamo come per anni, la camorra abbia sfruttato questa situazione per sversare le sostanze tossiche, provenienti dalle industrie, la maggior parte delle quali settentrionali. Ma ora la Campania inizia ad essere satura, o comunque molti si sono accorti dell’affare, quanto sia possibile guadagnare dallo smaltimento illegale di rifiuti tossici, e anche nel Nord-Italia, si sta scomprendo che la situazione non è tanto differente da quella campana. Precisamente nella regione simbolo del nord, la Lombradia, e proprio nel cuore pulsante di essa, nella Brianza sono state trovate tre discariche abusive, a Desio, Seregno e Briosco, e sono finiti in arresto otto persone, legate alla N’drangheta. Quindi il problema della campania, come era prevedibile, si sta allargando in tutta Italia. Riporto qui sotto l’articolo del 18 Settembre 2008 del Corriere della Sera.
Sequestrati 65 mila mq di terreni i tra i Comuni di Desio, Seregno e Briosco Fermata la banda delle discariche abusive Otto arrestati, tra cui un mafioso latitante. Vendevano ai cantieri la terra scavata e al suo posto seppellivano rifiuti, anche tossici.
 
MILANO – Acquistavano o prendevano in affitto terreni in alcuni Comuni del milanese per trasformarli in discariche illegali di rifiuti, anche pericolosi. A smantellare l’organizzazione criminale è stata la polizia provinciale che, con l’operazione «Star Wars», ha arrestato otto persone, tra cui un latitante appartenente alla ‘ndrangheta, mentre altri 20 sono indagati. Dieci mesi di indagini, coordinate dal sostituto procuratore di Monza Giordano Baggio, hanno permesso di scoprire un’associazione dedita al traffico e smaltimento di rifiuti anche tossici, come residuati plastici carichi di cromo e piombo.
 
TERRENI SEQUESTRATI – Tra gli arrestati, il capo dell’organizzazione Fortunato Stillitano, latitante della cosca Iamonte di Melito Porto Salvo, nel Reggino, con precedenti tra l’altro per associazione a delinquere di stampo mafioso e sottoposto in passato al regime di 416bis. Circa 65 mila metri quadri di terreni sono stati sequestrati tra i comuni di Desio, Seregno e Briosco, dove sono stati interrati circa 178mila metri cubi di rifiuti in buche profonde fino a nove metri e larghe 50. Il sistema prevedeva di vendere la terra per fabbricare il calcestruzzo e riempire le buche con i rifiuti.

 

LA PAGA IN COCAINA – Oltre al business della monnezza, gli appartenenti all’associazione dovranno rispondere per furto e ricettazione – per i mezzi rubati e poi rivenduti all’estero -, incendio doloso, possesso illegale di armi e spaccio. La banda, infatti, vendeva e a volte pagava i lavoratori con dosi di cocaina (che tra loro chiamavano «vitamina») per sostenere i turni di lavoro che si protraevano anche per tre notti consecutive.
18 settembre 2008

 

 

P.S.: Vorrei segnalare lil seguente articolo di pieroricca.org.

18
lug
08

Firme del V2-Day consegnate in Cassazione

Dal Blog di Beppe Grillo:

 

Nel silenzio di oltretomba dei media la scorsa settimana ho portato con un furgone le firme dei referendum alla Corte Costituzionale a Roma. Scaricate a mano, come un vero camallo. Qualcuno mi ha aiutato, ma ho fatto la mia parte di lavoro. Belin. I 60 scatoloni, spruzzati di antitarma, sono ora allineati nel caveau del Palazzo. Ad ottobre verrà deciso se i referendum sono ammissibili per la Costituzione. Se passeranno l’esame ci sarà il conteggio e la validazione delle firme.
E’ il secondo atto democratico popolare compiuto da chi segue il blog, i Meetup, le organizzazioni libere di cittadini, le liste civiche apartitiche hanno compiuto in SOLI otto mesi.
L’otto settembre 2007 sembra una data remota. Lontana. Da allora è successo di tutto. E’ caduto il governo. Si sono formati due gruppi di affari trasversali, PDL e PDmenoelle. Ad ogni azione del movimento c’è stata un’azione uguale e contraria. Alla raccolta differenziata si è risposto con gli inceneritori. A un Parlamento Pulito con un aumento di inquisiti e condannati. Alla riforma della legge elettorale per scegliere il proprio candidato con un vaffanculo. E, anzi, con la proposta di estendere la nomina dei deputati (amanti, mogli, mafiosi) da parte dei segretari di partito anche al Parlamento Europeo. Alla cancellazione della legge Maroni (intestata a Biagi) con un aumento dei precari e delle morti (assassinii) sul lavoro. Alla richiesta di diminuire la presenza militare con un incremento delle spese militari, alla nuova base di Vicenza, all’impegno in Afghanistan. All’abolizione delle leggi vergogna che impediscono qualunque condanna con il delirio dello psiconano e la sua distruzione, mirata, cocciuta, testarda delle leggi e della magistratura.
Si sono accorti che il muro stava cedendo. Il comitato di affari PDL e PDmenoelle ha deciso di costruire una muraglia. Ignorare le richieste di milioni di persone. Schifarle dall’alto della loro sovranità. L’azione uguale e contraria, il muro dei postcomunisti e dei piduistisempreverdi, ha prodotto i suoi effetti anche sull’informazione. Del movimento, e di Beppe Grillo, o non si parla o lo si demonizza. Siamo un prodotto “subculturale” come ha scritto il grande intellettuale Massimo Giannini su Repubblica. Iracondi, con la bava alla bocca. Ecco come ci descrivono i riformisti, razionali, intellettuali.
Dopo il 25 aprile la Comunità Europea ha ribadito che Rete4 deve lasciare le sue frequenze a Europa7, che la Gasparri va cambiata. Non ci sarebbe bisogno di un referendum o di un VDay al giorno per cambiare l’Italia. Sarebbe sufficiente applicare le leggi e avere dei rappresentanti onesti in Parlamento. In settembre chiederò di presentare al Senato le tre leggi popolari firmate da 350.000 cittadini come previsto dalla legge. Fuori i condannati dal Parlamento, scelta del candidato, un massimo di due legislature.
Lo avete notato? Un risultato lo abbiamo ottenuto: i nostri dipendenti non ridono più e Berlusconi non racconta più barzellette. Sembra divorato dal fuoco di Sant’Antonio. Loro non si arrenderanno mai, noi neppure.
Ps: il muro ha delle crepe. Ripeto: il muro ha delle crepe.

15
lug
08

La Zebra, il Leone e le Scimmie

Il 12 e 13 luglio scorso, ho partecipato al Forum dell’Italia dei Valori, e non posso dire altro se nonché, di ciò ne vado orgoglioso. Lo sono perché ho avuto la conferma di essere all’interno del partito che ho sempre sperato ci fosse in questa nazione; un partito che non ha come scopo l’acquisizione del potere al fine di mangiare denaro ed aiutare amici e furbetti del quartierino, ma un partito che vuole fare qualcosa di buono per questo PAESE, altruisticamente, con l’unico tornaconto di vivere un giorno in una Italia civile. Non vi dico l’emozione, e l’orgoglio nell’aver conoscito e a volte parlato con persone come Leoluca Orlado, Marco Travaglio, Antonio Di Pietro, Francesco Barbato, Dario Fo e Franca Rame. Inoltre devo ammettere l’orgoglio provato nell’essere parte di un partito che ha da spazio ad associazioni come “Addiopizzo” oppure ai ragazzi dell’Isola di Favignana, i quali si battono contro la speculazione edilizia a danno dell’isola, sostenuta da uomini politici corrotti legati a “Cosa Nostra”.

Sono stati due giorni dedicati a fare “Vera Politica”.

11
lug
08

Chi non sa leggere? Barbato o Landolfi?

10 luglio 2008 – Scontro alla Camera dei Deputati fra Barbato e Landolfi

 

Tre pentiti contro Landolfi «Eletto con i voti del clan»

 
Ci sono le accuse di tre pentiti e alcune intercettazioni telefoniche al centro dell’inchiesta sul consorzio di bacino Eco 4. Gup Enrico Campoli, eccoli gli atti depositati dal pm Alessandro Milita. Che chiamano in causa Mario Landolfi, esponente del Pdl in quota An, imputato per una presunta corruzione aggravata dalla finalità camorristica.

 

Tre collaboratori di giustizia – Stefano Piccirillo, Mario Sperlongano e Augusto La Torre – dicono che il clan La Torre sostenne la campagna elettorale di Landolfi nel 2001, nella speranza di ottenere favori e benefici giudiziari. Uno scenario che va raccontato a partire da alcune premesse. Le accuse dei pentiti sono tutte de relato, riguardano notizie apprese in modo indiretto, spesso rimaste prive di riscontri. In secondo luogo, gli stessi pentiti che accusano Landolfi ricordano di non aver ottenuto nulla in cambio dal deputato. In sintesi, non c’è traccia concreta di favori elargiti a boss casertani. Difeso dai penalisti Cricrì e Buccico, Landolfi si difende: «Sono ultrasereno. Questa gente con me non ha mai avuto il modo di avere contatti. Faccio politica in un territorio difficile e rivendico a me stesso di aver dimostrato con i fatti che si può fare politica con onestà e rettitudine ottenendo risultati importanti». È il 26 settembre del 2002, quando Stefano Piccirillo tira in ballo Landolfi: «Paolina Gravano, moglie del boss Augusto La Torre, spingeva su tale Renato per una soluzione giudiziaria dei problemi del marito detenuto. Renato poi mi disse che a Landolfi lui aveva proposto un consistente aiuto elettorale. Nel corso di quell’incontro Renato mi disse di un finanziamento di 50 miliardi (in lire) che doveva arrivare sul litorale domitio, che Landolfi si voleva occupare della ripresa del castello di Mondragone e della possibilità di fare arrivare a Mondragone finanziamenti statali». Piccirillo aggiunge: «Certo è che dopo l’incontro tra Landolfi e Renato, la famiglia La Torre ha appoggiato significativamente Landolfi nelle elezioni. Io stesso ho visto Paolina Gravano, mamma di Augusto La Torre, girare con la propaganda elettorale di Landolfi in un periodo precedente l’arresto della donna». Un’accusa che sembra ridimensionata dalle parole dello stesso Augusto La Torre: «Non conosco alcuna vicenda nella quale Landolfi ci abbia favorito. So invece che Landolfi si è rifiutato di venirmi a trovare anche con una delegazione ufficiale». Tocca a Sperlongano: «Il clan si serviva anche di Claudio Landa, un volto pulito, una ”pentola”, che veniva sfruttato durante le elezioni politiche essendo il cognato dell’onorevole Mario Landolfi. Landa ci garantiva un appoggio politico, anche al di là dei servigi che assicurava al gruppo». Poi Piccirillo apre il capitolo assunzioni, raccomandazioni e rifiuti: «Antonio Filosa venne assunto presso la Eco 4 dopo le elezioni del 2001 solo fittiziamente, grazie all’intervento di Landolfi. Tutte le persone che a Mondragone lavorano per la nettezza urbana sono state raccomandate dal clan e sono amiche o paraventi di componenti del clan. Anche l’iscrizione a un sindacato viene concordata tra lavoratore e clan. Quando si è sciolta la società degli Orsi tutti i dipendenti attendevano una corposa liquidazione, ma presero molto poco perché il clan così aveva stabilito». Non mancano cene e rinfreschi elettorali. Spiega Piccirillo: «In passato sono stati organizzati dal clan per far votare tutti i dipendenti della nettezza urbana per una certa persona. Un incontro da parte di Giacomo Diana è stato organizzato per far votare Paolo Russo (estraneo all’inchiesta e omonimo del parlamentare di Forza Italia, ndr). Nelle ultime elezioni politiche (2001) è stato organizzato un rinfresco a favore di Mario Landolfi, a cui hanno partecipato i dipendenti della Nettezza urbana». Aggiunge Sperlongano: «Il clan La Torre nel 2001 puntava a sostenere Berlusconi, per le sue battaglie sulla giustizia, Giuseppe Diana mi spiegò che si poteva votare Landolfi, candidato per la casa delle libertà, e il simbolo di Forza Italia, che faceva capo a Berlusconi. Ho fatto parlare Diana con Augusto La Torre per fargli spiegare dettagli tecnici della legge elettorale. Avuto l’ok di Augusto partì il tam tam elettorale di appoggio a Landolfi»

Il Mattino di Caserta del 25 giugno 2008

09
lug
08

8 Luglio 2008 – Roma, Piazza Navona

Intervento di Antonio Di Pietro

 

Intervento di Marco Travaglio

 

Intervento di Sabina Guzzanti (Parte 1)

 

Intervento di Sabina Guzzanti (Parte 2)

 

Intervento di Beppe Grillo 

 

Intervento di Andrea Camilleri

 

Intervento di Moni Ovadia

 

Intervendo di Paolo Flores D’Arcais

08
lug
08

Aggiornamento Manifestazione

La manifestazione di oggi 8 luglio è sempre alle 18.00, ma è stata spostata in Piazza Mercanti, vicino al Duomo.

07
lug
08

Legality Day: 8 Luglio 2008 – Milano in Piazza San Carlo, Ore 18.00

Dal blog di Nando Dalla Chiesa:

 

Confermato, allora. L’appuntamento di domani a Milano è in piazza San Carlo, vicino a piazza San Babila, alle 18. In difesa della legge uguale per tutti, della libertà d’informazione, dei principi costituzionali. Primi promotori: le Girandole, il Comitato milanese per la legalità, Chiara Cremonesi, Carlo Monguzzi, Basilio Rizzo. Verranno lette le intercettazioni tra B. e il prode Saccà, giusto per avere il senso stra-pubblico delle vicende oggetto di indagine. E chissà se non verranno lette altre intercettazioni ancora…Sarà intervistato un costituzionalista insigne (telefonate frenetiche..), come faranno anche a Torino, In ogni caso chi non va a Roma si trovi in piazza San Carlo. Fate girare il più possibile, fate sapere il più possibile. Forza Italia, cioè noi…(non ve la prendete, è una mia fissa).

07
lug
08

Addio 41 bis

Sky Tg 24 – Addio 41 bis

Sky tg 24 – Giancarlo Caselli sul 41 bis

 

PALERMO - È vuota la cella al 41 bis di Giuseppe La Mattina, uno dei mafiosi che uccise il giudice Paolo Borsellino. Sono rimaste libere anche le celle di Giuseppe Barranca e Gioacchino Calabrò, che si occuparono degli eccidi del 1993, fra Roma, Milano e Firenze. Nei raggi del carcere duro non ci sono più quattro capi storici della ‘ndrangheta calabrese: Carmine De Stefano, Francesco Perna, Gianfranco Ruà e Santo Araniti, il mandante dell’omicidio Ligato. E neanche il boss della camorra Salvatore Luigi Graziano.

Negli ultimi sei mesi, trentasette padrini hanno lasciato i gironi del 41 bis. I padrini delle mafie hanno vinto, in gran silenzio, la loro battaglia legale nei tribunali di sorveglianza di mezza Italia. E così, sono tornati detenuti comuni, nonostante le condanne all’ergastolo e i misteri che ancora custodiscono. Al dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e alle Direzioni distrettuali antimafia non è rimasto che prendere atto della lista degli annullamenti del 41 bis, che ogni giorno di più si allunga. L’ultimo provvedimento, pochi giorni fa, ha riguardato Antonino Madonia, il capofamiglia di Palermo Resuttana che in gioventù assassinò, fra tanti, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e il commissario Ninni Cassarà.
Ecco la lista di chi non è più al carcere duro. C’è Raffaele Galatolo, capo storico della famiglia palermitana dell’Acquasanta, condannato all’ergastolo.

C’è Arcangelo Piromalli, da Gioia Tauro. E poi, Costantino Sarno: a Napoli, lo chiamavano il re del contrabbando, ma lui preferiva starsene in Montenegro. Nella lista del carcere duro bocciato figurano quattordici mafiosi, 13 ndranghetisti, 8 camorristi, 2 rappresentanti della sacra corona unita pugliese. Per adesso è il 6,5 per cento del popolo del 41 bis, 566 reclusi in dodici istituti penitenziari, da Roma Rebibbia a Tolmezzo, passando per Viterbo, Ascoli, L’Aquila, Terni, Spoleto, Parma, Reggio Emilia, Milano, Novara e Cuneo. Gli annullamenti del 41 bis portano la firma di molti tribunali di sorveglianza, da Napoli a Torino. Ma la motivazione è sempre la stessa: “Non è dimostrata la persistente capacità del detenuto di mantenere tuttora contatti con l’associazione criminale di appartenenza”.


Dice Giuseppe Lumia, senatore dei Ds ed ex presidente della commissione parlamentare antimafia: “La modifica della legge sul carcere duro è ormai una priorità. Vanno cambiati i criteri per l’assegnazione, agganciandoli esclusivamente alla pericolosità del detenuto, conme fosse una misura di prevenzione”.

Il procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, spiega che “il 41 bis non è più quell’isolamento pressoché assoluto che era stato previsto nella legge varata dopo le stragi Falcone e Borsellino. I ripetuti interventi della Corte Costituzionale, a cui si è necessariamente adeguato il legislatore, hanno attenuato quel regime di isolamento”. La preoccupazione dei capimafia resta sempre la stessa: “Inchieste e processi in svariate parti d’Italia – prosegue Pignatone – l’hanno dimostrato, i detenuti al 41 bis riescono a mantenere contatti con l’esterno, questione vitale per le organizzazioni criminali”. Intercettazioni, anche recenti, hanno ribadito: accanto alle grandi strategie, i boss hanno scelto di proseguire in silenzio la loro battaglia contro il 41 bis.

Sommergendo di ricorsi i tribunali di sorveglianza. E qualche risultato sembra essere arrivato. Anche il procuratore di Reggio Calabria auspica “un intervento chiarificatore del legislatore, per mettere ordine ai contrasti giurisprudenziali che si verificano tra i vari tribunali di sorveglianza”.

Il record di annullamenti spetta al tribunale di Torino (10). Seguono Perugia (9), Roma (8), L’Aquila (5), Bologna (3), Napoli (2), Ancona (1). Dice ancora il procuratore Pignatone: “La legge sul 41 bis è stata modificata nel 2002, in modo più rigoroso. Ma, evidentemente, sono necessari altri interventi”. Lumia sollecita il ministro della Giustizia: “Presenterò un’interrogazione – annuncia – dopo il caso Madonia nessuna risposta è ancora arrivata dal Guardasigilli Angelino Alfano. La questione è urgente. Oggi, nelle carceri è ristretto il gotha delle mafie: va tenuto sotto controllo in modo adeguato, perché quel gruppo elabora ancora strategie, ricatta le istituzioni e mantiene soprattutto i contatti con l’esterno.

L’obiettivo di quel gotha resta l’allentamento del regime del carcere duro, ma anche la revisione dei processi”.
tratto da: la repubblica edizione online

07
lug
08

Legality Day di Milano: 8 Luglio 2008, Ore 18.00

Anche a Milano si sta organizzando un presidio per il Legality Day. La gente come me che non può andare a Roma può partecipare alla Manifestazione di Milano. Ancora non è stato definito il punto del presidio, ma durante la giornata verrà stabilito. Per maggiori Informazioni andate sul sito di Nando Dalla Chiesa (www.nandodallachiesa.it).

 

Come dice Marco Travaglio: PASSATEPAROLA!!!




 

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